martes, 10 de junio de 2014

BRUNA DELL' AGNESE [11.880]


Bruna Dell’Agnese 

Nació en Borgomanero, en el Piamonte, Italia y vive en Milán. Ha publicado Stanza Occidentale (1985), Vuoto in Giardino (1993), Bassa Marea (1996), Correndo l’Anno (1999) y Poesie 1985-2009 (Moretti & Vitali, 2011). 

Bienvenida y apreciada por los críticos y escritores, (Lalla Romano, Paola Capriolo, Jacinto Spagnoletti, Peter citadas, Charles Tomlinson, y muchos otros), Bruna Dell'Agnese es también traductora de poetas. Además de los poetas del Romanticismo Inglés (Bronte Barrett Browning, Dickinson) y poetas contemporáneos como Charles Tomlinson, o autores como Edgar Allan Poe, tradujo, del inglés, incluso al gran poeta judio-húngaro Miklos Radnoti, víctima del Holocausto : Poemas (Roma, editor Bulzoni, 1999). También publicó una colección de ensayos titulada Il teatro dell'assenza (Moretti & Vitali, 2007), la raccolta di racconti Il messaggero del Prado (Greco & Greco, 2009) e un saggio sul Lago d'Orta: Lago d'Orta, scrigno di luci (Alberti, 2006), illustrato dal pittore Carlo Rapp.





Pensando en las flores de alcea rosada y en otras flores silvestres

Viajaban clandestinas
como clandestinos viajaban los puntos
suspensivos entre un pensamiento y otro
llevados por convoyes de largos tubos oxidados
por vagones repletos
de mercadería que parte de los cuatro
puntos cardinales
hacia las capitales afanadas y distraídas
en otras cosas como para
ocuparse por nuevos emigrantes.

Al alba se descargaban las bolsas
entre navegantes ondas de húmeda corrupción
después trenes blindados autocares
fatigados TIR
volvían a la llanura con la sola
preocupación de llegar.

Ni oídas ni vistas, como inexistentes
pensamientos, las recién llegadas elegían
sitios más oportunos:
algunos campos olvidados, fosos,
desmontes sin cultivos,
los desiertos andenes del tren.
Y solícitas como pensamientos
no solicitados y todavía más ciertas
aprendieron a cavar insólitos senderos
entre las piedras, buscaron débiles titubeos
del agua, sin asustarse del esmog.
Y contra toda esperanza, las flores
clandestinas
–rápidas– empezaron a abrirse. ~


Versión de Ida Vitale





Da STANZA OCCIDENTALE



Il Cerchio

E proprio dell'amore essere centro
e insieme circonferenza. Lei, perno
fisso girando solamente su se stessa
e più dentro affondando le radici nel
suolo. Lui, l'asta che camminando in
tondo (e in fondo senza troppo scostarsi)
traccia la sua tersa circonferenza. E
sono due in uno.
Ma io da sola sono perno e asta
e roteando su me come il pupazzo nella
Giostra del Saraceno traccio col braccio
teso nell'aria un vuoto cerchio. (E mi
deriva solo dall'urto il moto).
Roteando veloce allora scopro che il giuoco
è proprio questo, questo colpirmi
mentre sto infissa a terra. E mi rigiro nel mio
cerchio vuoto.




Da VUOTO IN GIARDINO

Il bosco in prigionia

Al bosco hanno applicato dei cancelli
ma gli alberi - disarmato stuolo -
si staccano dal suolo
dove sono confitti e salgono
diritti verso il cielo
stormendo in alto con un principio
irresistibile di volo.
Ciò disorienta gli uccelli
che se ne vanno altrove, ma qualcuno,
restando, crede di capire in quel loro
stormire, in quel tendere d'ogni foglia
o ramo al più lontano cielo, oltre
il consueto velo della nebbia, oltre,
l'audacia di certe nubi o pioggia,
che giù fin dalla roggia scura
dove la radice affonda
si nasconda questo sogno d'aria,
questa sete di altezza
che la brezza alimenta come un segno
ben chiaro, un preciso progetto
attuato di gradino in gradino,
di ramo in ramo, pió in alto
e sempre più leggero,
per cui l'antico tronco si diffonde
in rivoli traccianti una vaga orma
nell'aria; come un'arte nuova,
una storia inedita, o come
un pensiero
che si muti lentamente in forma.




Fine dell'inverno

Sosta sul tetto pallido dell'est
il giorno,
come un ricordo intorpidito indugia
a volte tra le pieghe del cuore.
A sera, un ingrigito stupore
si attarda fra attorti rami e ferri
aggrovigliati, dove accigliati lumi
si impigliano, quasi uccelli
che abbiano perduto la memoria
del volo.
Nel deserto che invade la piazza
un riferimento certo: la tua infelicità
che si fa adulta negli anni e cresce
calando l'ovest, e dura
nel mattino diverso.
Perdura, oltre le canne di bambù
e il loro fragile tetto - cui a due a due
vennero le tortore come a un richiamo -
un cielo vasto.
Che apparve un giorno a chi moriva
troppo alto e perfetto
troppo lontano.
Venditrici di miele
Noi vivevamo a mezza costa,
non lontano dalle vette dei monti
e dal fondo ombroso delle vallate,
non negletti quindi dagli dei
e non eccelsi.
Ai cancelli, dopo il viale di gelsi,
si affacciavano donne con le gerle
colme di vasi di miele e di favi
fragranti, che, nell'inverno,
ci avrebbero curato le afflizioni
del gelo.
Come scendono dal cielo le piogge
rinfrescanti, scendevano dalle capanne
lontane con il passo leggero, stretto
nelle lane che loro stesse avevano
filato.
Ci chiamavano dal prato, offrendoci
dolcezze sulla soglia di casa.
Ci invitavano festanti,
come fanno i sogni, dalla soglia
dell'alba.
Noi sostammo, esitanti; lasciammo
che le venditrici se ne andassero
in altre case, piu avanti, più lontano.
Erano senza ritorno. Noi
non lo sapevamo.
Segnale notturno
Come se le stelle fossero state sciami
di fredde biglie oscillanti
sul piano inclinato del cielo, pronte
a piombare in vitrea grandine sul tetto.
Dentro al netto confine
vigilato da cipressi, vegliavano ombre più nere,
ritte, austere sentinelle sigillate dentro
il loro mantello notturno.
Sul crinale nitido dei colli, la luna
era l'atteso, taciturno segnale. Poi
un cancello stridette. E tra le case
perdute sulle vie maestre
passò il volo delle civette e il loro
grido,
quasi un sasso, scagliato contro il caldo
torpore
delle finestre.





Case d'ombra

Le nostre; e chiusi dentro noi
mentre di là dalle finestre naviga
l'estate con tutte le sue flotte.
Le soglie, sbarrate da un'ombra
che indugia su di noi
come sopra un esitante stormo
la notte.
Quali porte apriremo ora sull'estate
eterna con api e fiori,
quali porte, se non riconosciamo più
forme e colori?
Quali danze faremo, se non abbiamo
piedi per ballare e dita
che inseminino i cieli con il volo
di teneri soffioni?
Noi, che non abbiamo sogni e stiamo
chiusi dentro case d'ombra
che non hanno porte, nè stanze dove
si ascolti un canto. O dove
suoni il suo cembalo d'aria
il folle, il santo.





L'ospite

A un tratto entrerà nella mia casa
come un estraneo, no, come un padrone;
varcherà cancelli smuoverà serrature
chiavistelli, e, fra le ombre immobili
del tempo, sarà una luce nuova che io
non conosco, che seguirà i suoi anni
distanziati dai miei, come i cicli
anulari dai pianeti.
Un futuro che ignoro non avrà segreti
per chi penserà ai miei giorni come
ai ricordi di una sfocata infanzia, e
- guardandosi attorno nella mia stanza -
dirà: "Occorre darle aria". E lo farà,
senza che io, ormai alleata del gelo,
dal mio letto gli dica, un poco autoritaria:
"Chiudi, che sento freddo".









Da BASSA MAREA


Nella Serra

Come se all'improvviso altro tempo
fosse ritornato e la memoria
sollecitata da immotivata ilarità
fuori dal buio liberasse i ricordi,
come fanno i soffioni coi loro semi
alati. I vestiti, gonfi di un vento quasi
primaverile, tramutati in vele navigavano
verso l'aprile e le sue verdi feste.
Senza proteste accettavamo anche
le dita moleste del gelo.
Alti, con ampie gonne colorate,
dalla serra i tulipani chiamavano
con vocine leggere.
Il luminoso intervallo allentava
l'assedio, ma sugli archi le frecce
brillavano severe.



Good day sunshine

Com'è chiaro il dicembre, qui da noi;
con la sua lama precipitante verso
il solstizio ultimo e primo
per separare la fine dal principio.
E luci, luci rimbalzanti dai quattro
punti cardinali, quasi segnali
festosi; e stelle stelle la sera
ansiose d'essere puntuali,
- non così quelle estive, più
indolenti -.
L'alba a lungo indugia, più pietosa,
e chiede tregua al giorno,
prima degli avvenimenti.




Passaggio segreto

Parole d'amore e di preghiera,
come inutili monete fuori corso,
giacciono nel giardino sfiorito
dove le abbiamo abbandonate.
Ma quel luogo dimenticato, aperto
al vento; quel luogo inspiegato
e il momento che sussiste inalterato
al di là di macerie di memorie,
dischiusero per noi, smarriti eredi
del quotidiano, un passaggio segreto,
imprevedibile, insperato.





Ultimo mattino

Venne avanti su per la collina
col suo volto di adolescente pronto
a mentire; e nella gola canti
che gli uccelli provarono a ridire
modulando note e note.
Del ragazzo aveva le gote piene,
gambe scattanti, le vene giovani
e denti balenanti.
Coi suoi passi di primo ballerino
che sopra il palcoscenico del cuore
sappia scandire ritmi entusiasmanti,
venne avanti, - e nessuno di noi potè
fermarlo, - il nostro ultimo
giovane mattino.




Bassa marea

Si ritirava davanti a me e rifuggiva
dalle mie braccia nude il nostro mare.
Irraggiungibile per una marea lunare
che l'attraeva a sé su un'altra riva.
Non potendo affondare riemergere
o nuotare, io non giungevo più ad alcuna
sponda. Fuggendo così lontana da noi
la nostra onda, la grande strada d'acqua
diventava palude.





Da CORRENDO L'ANNO



La gioia degli uccelli

Ci è caduta addosso all'improvviso
la gioia degli uccelli:
scoperte amori e la quiete dopo
sotto la gronda. E canti lunghi
che cincono il chiasso dei motori.
Geometrie di luce con le remiganti
ricolme d'aria fanno lievitare
le opache forme di pietra dove
viviamo.
Quasi che la città, sciolti i suoi
nodi, si alzasse in piedi per spiccare
il volo.
Il cielo
Trascolorando in aria e nuvole
o in sciami di stelle forse
già naufragate e tuttavia
isole di luce;
fiume di gloria, vasto sterminato,
il cielo riceve ogni nostra
preghiera, ogni sconfitta e anche
ogni vittoria.
Il cielo tutto accoglie, muto,
e non ne trabocca. Le sue ardenti
sfere non si sciolgono dagli
antichi abbracci;
troppo esile, il nostro triste
infinito non lo tocca. Indifferenti,
gli astri incandescenti non vanno
alla deriva:
greggi silenti sfilano, ordinati,
arcani armenti che vincastri di luce
guidio nel buio. Assente ogni
clamore o affanno
vanno, e si raccoglie nella loro scia
scrutato e incompreso l'universo.
Vanno nel buio, portando come lucciole
la propria luce.
Ma forse, anche meno delle lucciole,
lo sanno.





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